ABISSI E FRAMMENTI

L’attuale mostra di Barbara Bicego in parete presso villa Nichesola Leopardi a Minerbe (VR) vede esposti tre cicli del suo lavoro.
Il primo ciclo è quello riferito alla serie “Florilegium”, dove gli ormai noti lavori creano situazioni ibride su raccolte di fiori, verdure, conchiglie , realizzate su tela. Questa prima serie vedeva la promiscuità tra scatto fotografico, stampa e pittura in tecnica mista.
Il secondo ciclo riguarda le opere su carta da incisione ( cellulosa mista cotone ) e ritoccate, rielaborate a mano con tempere, acrilici, olii e materiali altri. Una collezione di circa 30 immagini delicatissime , di grande eleganza, giocate fra tradizione e modernità, un “divertissement” ironico e letterario, fatto di citazioni colte e rimandi, oggetti variegati che vedono in scena marshmallow e zucche, palloncini sospesi e sacchetti di carta, libri e fichi d’india ecc…come attori di rappresentazioni teatrali.
La novità di questa mostra, è l’ultimo tra i cicli che la Bicego sta affrontando: un esplosione inaspettata. Una serie di monotipi stampati a varie dimensioni , trattati con tecniche assolutamente indefinibili.
I lavori variano da piccoli formati su carta o tavola, a grandi formati su carte speciali.
Carte inedite, perché realizzate con materiali a base cellulosa e plastici, frutto di numerose sovrapposizioni e interventi.
Gli oggetti e le immagini che ne scaturiscono sono dirompenti, non definibili: apparizioni, creature provenienti dagli abissi, da un mare senza luce o uno spazio profondo; elementi solidi nati da visioni da sogni della mente; forme con volumi fortissimi , texture rumorose, incantevoli esseri non riconoscibili, ma di forte presenza volumetrica, che ondeggiano, aleggiano ,nuotano, rimangono sospesi in un fondale di profondità imprecisate.
Paiono, a volte meduse, a volte conchiglie, a volte esseri mai visti, non riconoscibili se non per la capacità di essere assolutamente carismatici, emblematici , legati a situazioni di un inconscio che prende forma e solidità. C’è anche il gusto dei riferimenti a tante immagini del secolo scorso tra fine ‘800 e inizi ‘900, sublimate e gettate in una contemporaneità che non necessita spiegazioni.
Ogni fase di stampa è lavorata, ritoccata , sovrapposta , strappata , dipinta, rimescolata.
Non è dato sapere come la Bicego ottenga i suoi monotipi, dotati di una forte presenza materica.
Il risultato è fascinoso, inaspettato, tutto si gioca tra una forte presenza scenica-volumetrica ed elementi di astrazione per creare “rumore” percettivo, una distanza concettuale.
Sovrapposizioni, ridipinture, ancora strappi e sovrapposizioni; oggetti che prendono vita, si muovono davanti ai nostri occhi e rimandano ad un inconscio collettivo, batterico, micro-biotico, sospeso.
Sono visioni decisamente diverse dai primi lavori.
Rimane, tuttavia, un punto fermo e cioè questa idea di una entità che è il centro di uno spazio, oggetto/soggetto galleggiante in un vuoto, piccolo o gigantesco che sia.
Costante è l’uso, a volte sfrontato, a volte titubante, di più tecnologie per formare un immagine unica e non ripetibile.
Una mostra eterogenea, generosa perché offre molteplici viaggi iconografici ed estetici.
Assolutamente inaspettato l’ultimo ciclo anche per la presentazione stessa delle opere, ognuna delle quali diventa installazione perché supportata da una propria postazione autoilluminata, che sottolinea ancora di più l’impressione di apparizione.

Catalogo in sede di mostra. Testo critico di Riccardo Betti

Inaugurazione sabato 11 maggio 2019 ore 18.00 , via Roma , 170 Minerbe (VR)

In apertura , concerto d’arpa tenuto da Michela Anselmi
Cocktail di benvenuto